L’uso dei social network coinvolge anche il mondo della finanza, e sempre più famiglie italiane si affidano a trader esperti online per scegliere investimenti vantaggiosi. Tuttavia, è importante fare attenzione alle possibili truffe. Parliamo di social investing e di come combina il tradizionale investimento con l’interazione social.
La digitalizzazione e l’ascesa dei social media coinvolgono direttamente anche il mondo della finanza personale: il fenomeno del social investing dimostra come sia possibile integrare le tradizionali forme di investimento con l’interazione e la condivisione tipiche delle piattaforme social più diffuse.

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In sostanza, si tratta di strumenti che consentono di condividere idee, seguire trader esperti e, in alcuni casi, di scoprire strategie efficaci di investimento magari facendole proprie (il cosiddetto copy trading). Il fine sembra essere quello di condividere conoscenze e esperienze con chi è alle prime armi in un’ottica di costante collaborazione e apprendimento reciproco.
Pro e contro di questo fenomeno
Gli aspetti positivi o i vantaggi, se si ha una visione pragmatica, sono da ricercare nell’interazione attiva con la comunità, la quale consente di apprendere conoscenze pratiche e teoriche in tempo reale in modo trasparente e con una forte spinta motivazionale.
Proprio per la natura estremamente friendly di queste piattaforme, i rischi sono molteplici: il rischio di fondare la propria analisi solo sulle opinioni altrui, può portare a prendere decisioni avventate, poco ponderate, anziché affidarsi a strategie solide.
Non sempre poi affidarsi a trader che si considerano esperti ma di fatto non lo sono comporta il rischio di affidarsi a piattaforme consigliate poco trasparenti che applicano commissioni onerose, se non addirittura truffaldine.
I social media sono scelti da chi ha meno educazione finanziaria
L’ultimo Rapporto sulle scelte di investimento pubblicato lo scorso anno dalla Consob conferma di quanto i social rivestano un ruolo sempre più significativo nelle scelte di investimento, soprattutto per le famiglie italiane.
Nel dettaglio, il rapporto evidenzia come, nella raccolta delle informazioni sugli investimenti, il 67% delle persone intervistate faccia largo uso dei motori di ricerca su internet a discapito sia della televisione (43%) che delle app e degli intermediari finanziari (36%).

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In questa particolare classifica, i social media si posizionano al 20%, con un utilizzo particolarmente frequente tra gli investitori compresi tra i 18 e i 24 anni (58%), tra quanti hanno modeste conoscenze finanziarie di base (53%), tra coloro che hanno conoscenze digitali limitate (42%), tra le donne (42%) e infine tra gli investitori con minore ricchezza finanziaria (41%). Chi possiede una conoscenza finanziaria più solida, invece, attinge a fonti ufficiali o specializzate come siti web di società e app degli intermediari finanziari: si tratta del 36% del campione analizzato.
Il social investing rappresenta quindi un’opportunità interessante per democratizzare l’accesso alla finanza, ma richiede consapevolezza e senso critico. Solo un uso informato e responsabile può trasformare l’interazione online in un vero valore aggiunto per chi investe i propri risparmi.
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