Home » Redditi in crescita, ma l’Italia resta divisa

Redditi in crescita, ma l’Italia resta divisa

di Annarita Cacciamani
cover-redditi medi
Nel 2023 i redditi degli italiani sono cresciuti del 4,6% rispetto all’anno precedente, ma solo il 5,7% dei contribuenti supera i 55mila euro annui. A rilevarlo, un’analisi di Excellera Intelligence.

 

Il reddito imponibile medio degli italiani nel 2023 è salito a 22.743 euro, con un aumento del 4,6% rispetto al 2022. Ma la buona notizia si scontra subito con la realtà: nello stesso periodo l’inflazione ha registrato un +5,7%, erodendo di fatto ogni beneficio percepito. A evidenziarlo è l’analisi condotta da Excellera Intelligence, società che si occupa di analisi dati, sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che fornisce una fotografia chiara – e per certi versi preoccupante – del Paese.

Negli ultimi dieci anni, infatti, i redditi (non i salari) sono cresciuti del 20%, tuttavia la distribuzione della ricchezza resta fortemente sbilanciata. Solo il 5,7% dei contribuenti ha dichiarato più di 55mila euro, mentre oltre un terzo (36,3%) non ha superato i 15mila. Sebbene il dato segni un leggero miglioramento rispetto al 2022, il divario resta profondo.

Portofino resta al vertice

La geografia dei redditi, quindi, non cambia. In cima alla classifica c’è ancora Portofino, in Liguria, con un reddito medio di 88.141 euro, nonostante un calo del 2,7% rispetto all’anno precedente. Seguono Lajatico, nel pisano, in crescita del 10,2%, e Basiglio, nel milanese, che invece registra un calo del 5,5%. Tra i grandi centri, Milano si conferma la città col reddito medio più alto (36.408 euro), seguita da Monza (32.363 euro) e Bergamo (31.228 euro). Roma è più indietro, dodicesima con 28.204 euro. 

Anche nei quartieri urbani si notano forti differenze: a Milano, il quartiere di CityLife tocca quota 83.316 euro, seguito dalla zona Duomo-Brera (77.264 euro) e da Missori/Sant’Ambrogio (73.871 euro). Ma sono isole in un contesto più ampio di stagnazione.

Nord e Sud, frattura sempre aperta

Guardando alle regioni, il Nord continua a trainare il Paese: la Lombardia guida la classifica con un reddito medio di 26.734 euro, seguita dal Trentino-Alto Adige (25.146) e dall’Emilia-Romagna (24.741). Il Mezzogiorno invece arranca: Calabria, Puglia e Molise chiudono la graduatoria, tutte con redditi sotto i 18.200 euro.

Il divario territoriale resta dunque profondo, e non accenna a ridursi. Anche la crescita registrata in alcune aree non è sufficiente a colmare decenni di squilibri strutturali. Oltre le cifre, infatti, i dati raccontano una storia fatta di disparità e urgenze sociali. Come sottolinea in una nota stampa Aldo Cristadoro, CEO di Excellera Intelligence, il vero tema non è solo la crescita dei redditi, ma il loro reale potere d’acquisto: «Il problema non sono i salari in sé: è l’aggancio di questi salari al potere d’acquisto. Serve un cambiamento sistemico che tocchi produttività, costo del lavoro, fiscalità».

La sfida, insomma, non è solo far crescere le entrate, ma renderle realmente capaci di sostenere una vita dignitosa. Le fratture più evidenti – tra Nord e Sud, tra centro e periferia, tra uomo e donna – rimangono aperte. E senza un intervento deciso su più fronti, rischiano di diventare strutturali.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Istock / Oleg Elkov 

Ti potrebbe piacere

Lascia un commento

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: