Il consulente finanziario con sede a Bologna riflette sul ruolo umano della sua professione: dalle scelte sartoriali nel vestire all’importanza di educare i giovani al risparmio, fino alla costruzione di una relazione duratura con le famiglie e le imprese.
L’ascolto dei clienti, delle loro esigenze e dei loro desideri è al centro dell’attività di consulenza finanziaria di Ottavio Russelli, professionista attivo a Bologna. «Sono pronto a cambiare gli strumenti utilizzati tutte le volte che vi sono dei cambiamenti personali che possono impattare sul risparmio. Il cliente nel tempo muta, si trasforma e con lui le esigenze e i bisogni finanziari», spiega in questa intervista.
Come si è avvicinato al mondo della finanza e perché ha scelto di diventare consulente finanziario?
Alla fine degli anni ‘90, sono stato selezionato dal gruppo bancario Finanza & Futuro per un master di preparazione all’esame da promotore finanziario, come ci chiamavamo all’epoca. Ho così iniziato il percorso di studio per poi superare l’esame. Ho sempre avuto interesse per l’economia in generale e il comparto finanziario e assicurativo, fin da ragazzo. Leggevo le pagine finanziarie sui vari quotidiani e seguivo trasmissioni televisive e approfondimenti su questi temi. Tutto ciò ha alimentato la mia passione e mi ha portato poi ad intraprendere questo cammino.

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A suo avviso, cosa la distingue dai colleghi?
Ho sempre apprezzato la dedizione che abbiamo tutti noi consulenti verso i nostri clienti. Con grandi o piccoli patrimoni finanziari, siamo sempre alla ricerca dei servizi e della modalità di consulenza più adatta a loro, che siano famiglia o aziende. Ciò che mi contraddistingue è l’ascolto dei clienti. In questi lunghi 26 anni, l’ascolto attivo dei pensieri, desideri e obiettivi di risparmio di chi si interfaccia con me, ma anche di rilievi, riserve o ammonizioni mi ha trasmesso insegnamenti che mi porto dietro e che arricchiscono le mie competenze e capacità, e non solo in ambito professionale.
Come cerca di costruire un rapporto di fiducia con i clienti?
Con i clienti cerco sempre di condividere suggerimenti, consigli e scelte finanziarie adatte al loro portafoglio. Come sappiamo, tutti noi siamo diversi e unici, ognuno ha un suo percorso e una sua finalità per il proprio risparmio. La fiducia si costruisce nel tempo, si cementa con reciproca soddisfazione. Non è frutto del solo ritorno finanziario, ma anche della consapevolezza di poter contare su di me sempre. Sono pronto a cambiare gli strumenti utilizzati tutte le volte che vi sono dei cambiamenti personali che possono impattare sul risparmio. Il cliente nel tempo muta, si trasforma e con lui le esigenze e i bisogni finanziari. Sono sempre disponibile per l’ascolto attivo. Crescono i figli che diventano spesso nuovi risparmiatori, crescono le loro aziende o le professioni che assorbono capitale o distribuiscono utili: si genera un continuo flusso finanziario utile alla propria vita. Il consulente è la persona di fiducia cui rivolgersi per confrontarsi e valutare le strategie da intraprendere.
Come si tiene aggiornato sulle normative in continua evoluzione?
Le normative cambiano in continuazione e noi siamo tenuti ad aggiornarci e ad attenerci alle norme. Personalmente non lo vedo come un peso o una incombenza che porta via del tempo prezioso. Ho sempre inteso l’aggiornamento professionale come una palestra, un percorso per rimanere al passo con i cambiamenti e irrobustire il mio bagaglio di conoscenze e competenze. Mi aggiorno seguendo corsi che possono essere interni alla società oppure esterni che intraprendo individualmente.

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L’abbigliamento e lo stile di un consulente influenzano il cliente?
Per quanto mi riguarda, l’abito fa il monaco. Non vuol dire avere sempre la cravatta o l’abito firmato. Io cerco di avere sempre attenzione nel vestire. Che si tratti di una camicia o un abito, ciò che indosso deve rappresentarmi. L’importante è che sia comodo e non metta a disagio. Deve prima passare e arrivare la persona, poi il professionista. Se però vado a trovare un mio cliente nella sua officina, piuttosto che nel suo studio o nei campi che coltiva, dovrei considerare il suo ambiente più che il mio ego. Certo, non mi presenterò mai in ciabatte perché non fa parte di me, considerando che indossavo la cravatta anche da ragazzo e alle superiori per comodità e vanità!
Quanto è importante per lei fare cultura finanziaria?
Avere cultura finanziaria è come saper nuotare, correre, guidare un’auto. È qualcosa di utile nella quotidianità. Ai miei clienti chiedo spesso di portare con loro i figli agli appuntamenti. Per formarli e per far capire che il risparmio va collocato e alimentato fin da subito ed in più forme di investimento. È utile loro come formazione personale: si troveranno pronti nel momento in cui inizieranno a lavorare per gestire meglio i primi risparmi. O ad esempio per fare una scelta consapevole del fondo pensione o capire l’utilità della diversificazione. Sarebbe più difficile acquisire questo tipo di conoscenze in età matura.
Ci può spiegare una parola del mondo della finanza in modo semplice, come se fosse di fronte a un bambino?
I bambini sono sempre alla ricerca della soddisfazione dei propri desideri, di poter avere i propri giocattoli preferiti. Ecco, bisogna far capire ai bambini che il risparmio aiuta a raggiungere prima i propri obiettivi. Bisogna spiegare bene loro che la finanza e il risparmio rappresentano il mezzo per raggiungere i propri sogni e desideri. Tutti siamo stati e rimaniamo un po’ bambini e continuiamo a inseguire e alimentare sogni e desideri. La finanza e il risparmio devono rappresentare il mezzo e per realizzare i nostri desideri e poi tornare bambini.
