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Giulia Castellani: «I miei risultati hanno vinto i pregiudizi di genere nella finanza»

di Katia Cedioli
Giulia Castellani, senior banker di Banca Finint, ha condiviso la sua esperienza, mettendo in luce le sfide più impegnative che ha affrontato all’inizio della sua carriera e non solo. 

 

Passione e studio, testa e cuore. Questo è ciò che rappresenta Giulia Castellani nella professione e nella vita. Laureata in lettere antiche e in linguistica, ha un interesse speciale per la finanza comportamentale che è poi diventata la sua carriera.

Come affronta le differenze nella gestione finanziaria tra clienti diversi?

Le differenze di genere non mi sembrano rilevanti. Nella consulenza penso sia invece necessario stabilire una connessione con chi si ha davanti creando quanto più possibile un dialogo diretto e personalizzato. Tramite domande mirate e, soprattutto, l’ascolto della storia e delle esigenze della persona si riescono a cogliere particolari preziosi per trovare importanti angoli di collaborazione e costruire insieme l’opportunità migliore.  

Quali consigli darebbe alle donne che aspirano a una carriera nella finanza? 

In primis non pensare che si tratti di un lavoro prettamente maschile. Per educazione e formazione, molti di noi sono stati abituati a credere che ci siano occupazioni più adatte e accessibili agli uomini. Esempi concreti che possiamo notare attualmente in vari ambiti dimostrano il contrario. Non esistono agevolazioni: ci sono invece la preparazione, la professionalità e la voglia di occuparsi di questo settore. 

cover castellani

Quali sfide ha affrontato come consulente finanziaria e come le ha superate?

 In molti non credevano in me all’inizio, proprio per quel pregiudizio più che altro culturale di cui parlavamo prima. Col tempo, però, i risultati hanno parlato da sé. Ho dimostrato con i fatti che lo studio, la pratica e la dedizione portano molto più lontano e danno un segno tangibile. Per raggiungere questo obiettivo ho continuato a studiare ed a sperimentare nuove modalità e tecniche comunicative per evolvere il mio modo di fare consulenza. 

Secondo lei, in che modo l’immagine personale e lo stile influenzano la percezione e il successo?

È il caso di ribaltare un “vecchio adagio” e dire quindi che in questa professione «l’abito fa il monaco». Siamo tutti persone e, come tali, soggetti a bias cognitivi. La prima impressione conta tanto quanto sono importanti lo stile comunicativo, la chiarezza espositiva e l’empatia che si riesce a creare. Tutto questo fa parte del nostro stile personale che differenzia un consulente dagli altri. All’inizio è tutto da costruire, poi quando la relazione con il cliente diventa solida, i nostri tratti caratteristici sono proprio il motivo per cui veniamo scelti. 

Quali sono gli eventi che nel suo settore la interessano maggiormente? 

Eventi di networking, di approfondimento delle conoscenze, dei miei argomenti preferiti (violenza economica, indipendenza finanziaria, finanza comportamentale per citarne alcuni). 

Una parola della finanza in modo semplice, come la spiegherebbe a un bambino?

Credo sia importante parlare di diversificazione. Penso a come la spiegherei ai miei figli. Se decidiamo di prendere dei soldi per comprare un giocattolo è meglio spenderli tutti per uno solo? Io non penso e ti dico perché. Se poi questo gioco si rompe tu non hai altro con cui divertirti. Se, invece, spendiamo uguale ma ne compriamo due o anche tre ecco che se uno si rompe ne hai altri e puoi aspettare che aggiustiamo quello rotto o che ne compriamo ancora senza mai annoiarti. Questo significa diversificare.

 

Katia Cedioli

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