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Gianmaria Gavelli: «Per raggiungere la vetta ci vogliono testa e cuore, anche nel lavoro»

di Katia Cedioli
Dal calcio professionistico alla contabilità: la storia di Gianmaria Gavelli è una scalata fatta di costanza, perseveranza e innovazione. Oggi, a Ravenna, ha costruito uno studio che unisce consulenza, tecnologia e fiducia.

 

Non tutti gli ex calciatori professionisti si reinventano con lo stesso rigore con cui affrontavano il campo. Gianmaria Gavelli l’ha fatto, e da commercialista e revisore legale ha creato uno studio di consulenza contabile e fiscale che cresce grazie all’affidabilità, all’attenzione per il cliente e a una comunicazione sempre chiara. Con l’alpinismo, invece, ha imparato che ogni conquista richiede fatica e visione. Oggi applica questi valori nel mondo fiscale, puntando su precisione, ascolto e aggiornamento costante.

Lei ha avuto un percorso unico: dal mondo del calcio professionistico alla consulenza contabile e fiscale. Cosa l’ha portata a fare questo cambiamento? Quali valori o lezioni dal calcio l’hanno accompagnata nella sua carriera di commercialista?

Avevo scelto appositamente di studiare ragioneria come “piano B”, consapevole che il mondo del calcio professionistico è estremamente competitivo e che non sempre le cose vanno come speri. Quando a 23 anni ho realizzato che la carriera calcistica non si stava concretizzando come avrei voluto, mi sono iscritto a Economia e Commercio, laureandomi e ottenendo l’abilitazione da Dottore Commercialista nei tempi prefissati.

Il calcio ha senza dubbio avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione, sia fisica che caratteriale. Da sogno si è trasformato in un’opportunità di crescita, infondendomi l’importanza della dedizione e della cultura del lavoro, valori che porto con me ogni giorno. Tuttavia, è la montagna che, per mezzo dell’alpinismo, mi ha regalato le lezioni più preziose, insegnandomi che non può esistere valore se non è guadagnato, spesso duramente, ma soprattutto che per raggiungere un obiettivo, e quindi la vetta, ci vogliono testa e cuore.

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Dal 2016 a oggi, lo Studio Gavelli ha registrato una crescita significativa, diventando partner certificato de Il Sole 24 Ore e ricevendo la certificazione CEPAS per le competenze e la Formazione. Quali sono stati i momenti chiave di questo percorso?

Il lavoro del commercialista è intrinsecamente legato alla fiducia. I clienti si rivolgono a noi non solo per le nostra competenze tecniche, ma anche per la serenità che deriva dal sapere di avere un professionista affidabile e competente al proprio fianco. Guadagnare questa fiducia non è stato un processo immediato, ha richiesto tempo, dedizione e un impegno costante nella professionalità, nella precisione e nella disponibilità.

In particolare, in una città “chiusa” come Ravenna, le relazioni personali e il passaparola giocano un ruolo cruciale, quindi lavorare bene è fondamentale per costruire una reputazione solida. I clienti soddisfatti tendono a raccomandare i nostri servizi ad amici e conoscenti, contribuendo così alla crescita della nostra clientela. Inoltre, i riconoscimenti che ho avuto a livello nazionale come la certificazione di qualità CEPAS, hanno rappresentato un ulteriore e importante biglietto da visita, rafforzando da un lato la fiducia dei clienti già acquisiti e, dall’altro, attirandone di nuovi, a dimostrazione che il costante impegno per l’eccellenza viene sempre riconosciuto e apprezzato. In estrema sintesi, la fiducia è il fondamento del nostro lavoro e, attraverso un servizio di alta qualità e competenza, possiamo costruire relazioni durature e fruttuose.

Il suo studio è noto per l’utilizzo delle più recenti tecnologie gestionali. Quanto ritiene sia importante il ruolo della tecnologia nella consulenza contabile e fiscale moderna? Come si assicura che le innovazioni tecnologiche rispondano concretamente alle esigenze dei clienti?

Nel contesto attuale del nostro lavoro, il ruolo della tecnologia si rivela essenziale. Essa consente di ottimizzare i processi, riducendo significativamente il tempo dedicato alle attività di routine. Questo non solo allevia il carico di lavoro, ma permette anche di focalizzarsi su ciò che rappresenta il cuore della professione del commercialista, ossia le consulenze. Grazie all’innovazione tecnologica, possiamo offrire un servizio più efficiente e di qualità ai nostri clienti.

Spesso si sottovaluta l’impatto dell’immagine nel nostro settore. Come definirebbe il suo stile professionale e come pensa che influenzi la fiducia dei clienti? Qual è l’elemento che ritiene fondamentale per trasmettere una solida immagine di sé come consulente?

L’immagine di un professionista gioca un ruolo cruciale in questo settore. Un aspetto curato e uno stile distintivo, a mio parere, non solo riflettono la personalità e i valori del professionista stesso, ma trasmettono un chiaro messaggio di competenza e affidabilità.

Il mio stile si basa essenzialmente sulla comunicazione, cioè nel ricercare sempre quella capacità di comunicare in modo chiaro e comprensibile con i clienti.

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Photo: Unsplash / Medienstürmer

Questo perché le norme e le leggi, essendo in continua evoluzione, portano con sé un ventaglio di nuove regole, nuove eccezioni, nuovi dettagli che noi del mestiere dobbiamo essere in grado di comprendere e interpretare, in modo tale da “filtrarle” per renderle più chiare e comprensibili al cliente. Ecco, questo secondo me è l’elemento fondamentale, il sapere rendere semplici le cose sempre più difficili del nostro lavoro. 

A un giovane che sta entrando nella consulenza fiscale e contabile oggi, che consiglio darebbe sia dal punto di vista professionale, sia in termini di stile e di presentazione?

Impegno, tanto studio e soprattutto tanta pazienza, perché alla fine i risultati arriveranno. E un ultimo consiglio, nondimeno importante, cercare di creare con il cliente un solido rapporto di fiducia tramite la semplicità, la competenza e la professionalità.

Infine, le chiedo di spiegare un termine o un concetto finanziario che incontra spesso nel tuo lavoro e che ritieni importante far comprendere ai nostri lettori.

Spesso mi viene chiesta la differenza tra un onere deducibile e un onere detraibile. Con una semplice sintesi, un onere deducibile è un costo che riduce il reddito imponibile, mentre un onere detraibile è un costo che riduce direttamente l’importo delle tasse da pagare.

Katia Cedioli

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