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Gianluca Sidoti: «Il successo è scegliere un’area in cui eccellere»

di Katia Cedioli
La sua missione è dare potere alle persone nella gestione delle loro finanze. Dalla fondazione di TraDetector fino ai contributi alla letteratura finanziaria, approfondiamo il lavoro di Sidoti.

 

Gianluca Sidoti, imprenditore, consulente finanziario indipendente e autore, è il fondatore del portale TraDetector. Dopo una laurea in Economia e Commercio, ha conseguito un Master in Analisi Tecnica dei Mercati Finanziari, un Master of Science in International Business a Londra e un MBA presso l’Université de Genève. Nel 2017, ha creato il portale TraDetector, che conta oggi oltre 35.mila clienti e studenti, diventando una delle community di investitori più grandi d’Italia. Dal 2020 è iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari, sezione Autonomi, e Managing Partner della Società di Consulenza Finanziaria Citadines Capital. Oggi è l’unico italiano membro dell’esclusivo Finance Council di Forbes. Sidoti è anche autore del libro “OverPerform”, edito da Anteprima Edizioni, e del “Manuale di Finanza Personale”, testo adottato da diverse università italiane.

Quali sono le caratteristiche caratteriali per svolgere un’attività da consulente indipendente, rispetto a chi appartiene a un gruppo bancario?

La prima è sicuramente un’innata passione per la finanza personale. Il nostro lavoro non termina con la costruzione di un portafoglio di investimento, ma copre a 360 gradi ogni esigenza del risparmiatore: dai rapporti con banche e intermediari alla scelta dei migliori prodotti assicurativi, previdenziali e fiscali. Per coprire efficacemente ogni area legata al denaro bisogna esserne “innamorati”, nutrendo una sana passione verso tutte le tematiche riguardanti i soldi. E qui mi collego alla seconda caratteristica, ovvero un buon spirito di intraprendenza. Non dimentichiamoci, infatti, che il consulente indipendente viene remunerato a parcella dal cliente, non dalla società mandante. È un libero professionista o, meglio, un imprenditore di sé stesso, che deve saper coniugare un’ottima conoscenza del settore a una spiccata dote imprenditoriale. I clienti non piovono dal cielo: bisogna trovarli, costruire una relazione di fiducia con loro e saper costruire e mantenere i rapporti umani, oltre che professionali. Senza spirito imprenditoriale non si riesce ad avviare un’attività di successo. Senza passione non si riesce a mantenerla.

Per differenziarsi nella folla di consulenti che parlano di investimenti, quanto conta la formazione e l’aggiornamento sugli scenari economici?

È importante, certo, ma non è l’unico aspetto necessario. Ho frequentato e continuo a formarmi dai migliori consulenti indipendenti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, ma come dicevo prima si tratta di passione, più che di necessità. A mio avviso ciò che rende un consulente di successo è la sua capacità di scegliere un’area in cui eccellere e, di conseguenza, lavorare con una clientela “target” che richiede particolari attenzioni. Io sono molto preparato nell’analisi di bilancio, per esempio, tanto che continuo a svolgere attività di analisi indipendenti per primarie società di revisione contabili. Viene da sé che la mia expertise è la costruzione di portafogli di investimento generalmente speculativi, con un’ampia componente azionaria e di strumenti derivati. I miei clienti sono giovani imprenditori, liberi professionisti con ottime capacità patrimoniali e di guadagno. Intendiamoci: non è che rifiuto – o invito a rifiutare – commesse che non rientrano nella propria tipologia di clientela. Semplicemente scelgo di concentrarmi solo su una nicchia specifica di clienti su cui mi sento più preparato, poi è ovvio che posso seguire tranquillamente qualsiasi tipologia di risparmiatore.

Come riesce a conciliare il tempo per i suoi clienti e le attività anche editoriali che svolge?

Il mio è un caso particolare, lo ammetto. Nasco imprenditore e investitore e, solo dopo, divento consulente finanziario (di nuovo, mosso dalla passione). Come dicevo in precedenza, il consulente dovrebbe considerarsi un imprenditore, più che un libero professionista. E la differenza sostanziale è sicuramente nella delega. Negli anni ho sviluppato una buona competenza di time management che mi consente di organizzare le mie giornate lavorative secondo rigidi slot temporali. Vivendo 3 ore in avanti rispetto all’Italia, a Dubai, posso dedicare la mattina alle mie attività di investitore e alla gestione dei portafogli dei miei attuali clienti, mentre il pomeriggio è dedicato alle call con i miei soci e partner e all’acquisizione di nuova clientela. In questo secondo gruppo di attività rientrano quindi anche gli impegni editoriali (interviste, scrittura di articoli, pubblicazione di contenuti social ecc..), ma sempre aiutato da un team di persone che organizzano la mia agenda e preparano i contenuti da rivedere.

Lei ha vissuto anche a Londra. In termini di brand personale (sia in ambito di abbigliamento e sia di stile di comunicazione), cosa ci differenzia come italiani dagli anglosassoni?

Adoro il Regno Unito e i suoi abitanti. Ho amato vivere nella Londra pre-Brexit, una città che offre tantissime opportunità professionali e in cui il talento viene davvero valorizzato, a costo di lavorare duramente, molto più che in Italia. Gli italiani sono molto amati in tutto il mondo, ma la differenza sostanziale è sicuramente lo stile. Gli inglesi – parlo ovviamente dei professionisti della finanza, il mio settore – hanno uno stile impeccabile: sempre ben pettinati, ben vestiti, con abiti sartoriali e un linguaggio molto tecnico. A livello di immagine sicuramente aiuta, ma non so quanto questo permetta loro di guadagnarsi la fiducia di un cliente. Personalmente preferisco l’approccio italiano, più caldo, empatico e amicale. Il loro modo di lavorare forse funziona meglio nell’acquisizione del cliente, ma nella gestione siamo sicuramente più bravi a creare connessioni e infondere fiducia.

Una parola della Finanza in modo semplice, come la spiegherebbe a un bambino?

La mia parola preferita è certamente “interesse composto”, l’ottava meraviglia del mondo secondo Einstein. Per il battesimo di mio nipote ho regalato a mia sorella e al suo compagno – entrambi medici – un piano di accumulo in ETF, di cui farò io i versamenti. Nel video che ho registrato per mio nipote, l’ho messa più o meno così: immagina di avere una scatola di dolcetti. Ogni anno, mago Dolcetto passa e, per ogni 10 dolcetti che hai nella scatola, ti regala un dolcetto extra da aggiungere. Se inizi con 10 dolcetti, dopo un anno ne avrai 11 perché mago Dolcetto ti ha dato un dolcetto in più. Ora, l’anno dopo, non calcolerà i dolcetti extra basandosi sui 10 originali, ma su tutti gli 11 che hai. Quindi, ti regalerà 1,1 dolcetti (perché per ogni 10 dolcetti, ne ricevi uno in più, e tu ora hai 11 dolcetti). Ora hai 12,1 dolcetti. Questo è l’interesse composto: è come se i dolcetti “guadagnassero” altri dolcetti. Più ne hai, più ne ricevi da mago Dolcetto ogni anno, non solo sui tuoi dolcetti originali ma anche sui nuovi dolcetti che hai ricevuto gli anni precedenti. Con il tempo, la tua scatola di dolcetti crescerà sempre più velocemente!

Katia Cedioli

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