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Francesco Verde: «La gentilezza? una questione di stile»

di Valentina Tafuri
Dottore commercialista da quasi 30 anni, insignito del titolo di Cavaliere, il percorso professionale di Francesco Verde ha sempre avuto affinità con la finanza aziendale.

 

Esperto di Corporate Financing, Francesco Verde, con studio a Napoli, fa della gentilezza un vero e proprio elemento distintivo del suo stile, anche professionale. Per questo ha da poco costituito un’associazione per diffondere il suo approccio, come spiega in questa intervista.

Da dove deriva questa specializzazione?

Ho conseguito un Ph.D in Economia aziendale all’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ nei primi anni 2000. Da allora, ho insegnato Corporate Finance in università statali e private e sono diventato AD di un gruppo leader nel settore del real estate con oltre mille dipendenti. Dal 2010 mi dedico alla mia società, Verde & Partners, specializzata in consulenza finanziaria per aziende e real estate. Continuo anche l’attività accademica come professore presso UniPegaso e dirigo il Master in Real Estate Management & Finance.

Come è cambiata la sua attività negli anni, in ambito finanziario?

Il core business del mio studio è la consulenza e l’affiancamento nei processi aziendali volti all’acquisizione di finanza – sia ordinaria sia straordinaria – nei vari stadi che caratterizzano la vita di un’impresa. Con un approccio evolutivo, che accoglie i cambiamenti e le innovazioni del mercato. Talvolta anche in modo antesignano su tanti aspetti, da ultimo nell’occuparci delle tematiche ESG (Environmental, Social, Governance) che accompagnano il presente e il futuro delle aziende che vogliono certificarsi in ambito di sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Quindi siamo specializzati nel supportare le aziende nell’adeguamento di procedure, reportistica, rendicontazione finanziaria e non, redazione del bilancio di sostenibilità e di tutti gli altri indicatori di compliance ESG per accompagnarle ad una valutazione che faccia ottenere uno scoring elevato dalle banche e garantire loro un più facile e meno oneroso accesso al credito. Altra attività di rilievo dello studio è il real estate, inteso con riferimento alla consulenza nei processi di valorizzazione sia dei privati sia di enti. Da diversi anni assisto infatti la Regione Campania come esperto di strumenti finanziari innovativi a supporto dei processi di riqualificazione e valorizzazione del territorio.

Lei è anche un formatore. Quale caratteristica è indispensabile a chi vuole praticare la professione in ambito finanziario?

Oggi è necessario che il professionista abbia una sensibilità e una formazione specifica, oltre che nelle tematiche strettamente finanziarie, anche in ambito ESG. Questo perché le banche valutano ormai gli investimenti delle aziende in direzione di sostenibilità per concedere mutui e prestiti. Attualmente quindi banche, sistema finanziario e imprese devono colmare il gap informativo che spesso c’è sul tema ESG. Quindi è necessaria la massima qualificazione professionale, da realizzare anche in sinergia con il mondo accademico, come nel caso del mio studio che gode di una partnership con spin off accademici di primaria qualità internazionale. Diversamente il rischio di greenwashing è dietro l’angolo.

Cosa significa fare attività conforme ai principi ESG, nella pratica aziendale?

Significa che l’azienda riconosce la sostenibilità come asset strategico che ne abilita lo sviluppo e decide di intraprendere una serie di attività che hanno ricadute positive sull’ambiente, sulla società e sulla sua gestione. Significa anche che l’azienda riconosce il vantaggio derivante da queste pratiche anche in termini finanziari, perché chi investe, banche, intermediari finanziari o altri, oggi ripone grande attenzione alla sostenibilità e ne fa un indicatore di cui tener conto prima di concedere prestiti e finanziamenti.

Venendo allo stile che la contraddistingue, quale è il suo elemento distintivo e quanto è importante anche la “presentazione” personale nel suo settore?

Lo stile personale è molto importante perché ci definisce come persone e come professionisti. Ho iniziato la mia attività a metà degli anni ’90, quando l’immagine dell’uomo di finanza era ancora legata all’emulazione dello stile statunitense dell’uomo d’affari, che si era diffuso nel precedente decennio. Ora si è più informali ma sempre con una certa classe ed eleganza. Prevale un modello di smart businessman per cui, per mio stile personale, pur indossando la giacca, azzardo l’uso di una pochette senza mettere la cravatta oppure scelgo dei polsini spiritosi al posto di quelli più classici. Se negli anni ’80 e ’90 lo stile di questo ambiente veniva, in prevalenza, dal mondo anglosassone, noi italiani abbiamo però sempre dettato moda ed in particolare a Napoli, patria degli abiti sartoriali più eleganti che non mancano nel mio guardaroba.

Per lei lo stile è anche una questione di comportamento e di gentilezza?

In realtà, l’aspetto esteriore diviene vuota apparenza senza l’eleganza d’animo, senza uno stile gentile. Quest’ultimo, lo ritengo fondamentale al punto di aver costituito, insieme ad uno straordinario gruppo di persone gentili, AssoGentile. Un’associazione del terzo settore, il cui scopo è quello di tradurre il concetto di gentilezza in qualcosa che non sia solo forma ma sostanza. Desideriamo mettere insieme professionisti/e, manager, docenti universitari/e e chiunque voglia diffondere una cultura della gentilezza sia nelle relazioni personali sia in quelle professionali. Un agire gentile che rappresenti esso stesso un approccio ESG e si declini nel rispetto degli stakeholder, a partire dai dipendenti. Nel rispetto, cioè, di chi l’azienda la compone. Passando, per il rispetto dell’ambiente e informando la gestione aziendale ai principi di inclusività, uguaglianza, superando il gender gap dal punto di vista retributivo e dell’occupazione delle posizioni di top management. Solo per citare qualche esempio.

Potrebbe scegliere un termine o un concetto finanziario e spiegarlo in parole semplici?

Il rating. Parola molto utilizzata, soprattutto, dal sistema bancario nella valutazione delle richieste di finanziamento da parte delle aziende. Si tratta di un giudizio espresso in una scala convenzionale di valori e si riferisce alla qualità, in termini di rischiosità, di un soggetto debitore. Rappresenta un importante elemento di valutazione nelle scelte di investimento, soprattutto, nei mercati obbligazionari perché indica la rischiosità di un’obbligazione o del suo emittente. Il rating viene emesso da società specializzate, oppure calcolato internamente dalle banche e dagli intermediari finanziari e nel tempo, si sta sempre più diffondendo anche per valutare, sempre sotto il profilo del rischio, anche altri aspetti come quelli ESG citati.

Valentina Tafuri

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