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Finanza sostenibile: esiste davvero?

di Veronica Rossetti
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La finanza sostenibile promette di orientare capitali verso attività a basso impatto ambientale e socialmente responsabili. Ma quanto è davvero efficace questo strumento nella lotta al cambiamento climatico? In un panorama dove il greenwashing è sempre più diffuso, emergono dubbi sulla reale coerenza tra dichiarazioni d’intenti e investimenti concreti.

Il ruolo della finanza nei sistemi economici e produttivi delle società a capitalismo avanzato si è modificato in modo sostanziale negli ultimi decenni, soprattutto rispetto all’analisi dell’impatto che alcune scelte di investimento hanno sull’ambiente. A questo proposito, si è parlato moltissimo di finanza sostenibile: ma di che cosa si tratta?

Con il termine finanza sostenibile si intende una dinamica di investimento che tiene in considerazione fattori di tipo ambientale e sociale con l’obiettivo di indirizzare i capitali verso progetti a lungo termine che rendano possibile uno sviluppo sostenibile che porti a una mitigazione dei cambiamenti climatici. I principi cardine della finanza sostenibile sono i criteri ESG (Environmental, Social, Governance), che includono: i fattori ambientali come la riduzione delle emissioni di anidride carbonica; quelli sociali, come il rispetto dei diritti umani e delle condizioni di lavoro; i fattori di governance, rispetto alla trasparenza delle decisioni aziendali.

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Photo: Freepik

In sostanza, quindi, la finanza sostenibile, pur avendo come obiettivo il generare rendimento per chi investe, integra come elemento strategico e imprescindibile l’inserimento dei criteri ESG per perseguire la realizzazione di un sistema economico che sia il più possibile armonico con l’ambiente e la società.

Gli strumenti finanziari

Per tradurre i principi della finanza sostenibile in azioni concrete, esistono oggi numerosi strumenti pensati per promuovere investimenti a impatto positivo. Tra i più diffusi troviamo i green bond, obbligazioni emesse per finanziare progetti legati alla transizione ecologica, come la produzione di energia rinnovabile o l’efficienza energetica. Accanto a questi, i social bond sostengono iniziative con ricadute sociali significative, ad esempio nell’ambito della sanità, dell’istruzione o dell’inclusione. Esistono poi i sustainability-linked bond, che legano le condizioni economiche dell’obbligazione (come il tasso di interesse) al raggiungimento di specifici obiettivi ESG da parte dell’emittente.

Anche il settore dei fondi comuni e degli ETF ha visto una crescita significativa dei prodotti classificati come ESG-compliant, cioè conformi ai criteri ambientali, sociali e di governance. L’integrazione ESG può avvenire attraverso diverse strategie: dalla selezione positiva (investire in aziende leader nella sostenibilità), all’esclusione di settori controversi (come il carbone o il tabacco), fino all’engagement attivo, ovvero il dialogo diretto con le aziende per migliorarne i comportamenti.

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Photo: Freepik

Attenzione al greenwashing

Il recente impatto del cambiamento climatico su ecosistemi e popolazioni residenti in diverse aree del pianeta, infatti, ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica il tema della reale applicazione di una finanza e di un’economia sostenibili, anche rispetto all’attuazione di provvedimenti che contrastino il greenwashing, cioè dire o fare cose che non riflettono in modo chiaro e corretto il profilo di sostenibilità di un ente, un prodotto o un servizio finanziario. È una pratica che può essere fuorviante per i consumatori, gli investitori e gli altri partecipanti al mercato.

Nel frattempo, l’adozione dei criteri ESG non è più riservata solo alle grandi istituzioni: il quadro normativo europeo sta contribuendo a rendere concreti e attuabili gli impegni presi con il Green Deal e con l’adozione  dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. L’Unione Europea ha anche introdotto una tassonomia verde, cioè un sistema di classificazione che elenca le attività economiche ritenute “ecosostenibili”.

Una gestione più attenta delle risorse può di fatto, ormai in modo inequivocabile, tradursi in performance finanziarie di rilievo nel medio lungo periodo, massimizzando il posizionamento sul mercato delle realtà finanziariamente più virtuose. La finanza sostenibile, quindi, può diventare un approccio concreto in grado di generare valore economico e sociale, solo se attentamente monitorata e comunicata.

 

Veronica Rossetti

Photo cover: Freepik / creativeart 

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