Enrico Maria Cervellati – professore di Finanza all’Università Guglielmo Marconi, esperto di finanza comportamentale e fondatore della società di consulenza EMC³ Solution – spiega quanto le nostre emozioni influenzino le decisioni economiche e perché la disciplina, anche automatizzata, sia l’unica vera barriera contro le scelte impulsive. Un dialogo che intreccia psicologia, neuroeconomia e cultura finanziaria.
Cosa rappresenta davvero il denaro per noi? La nostra storia personale influenza molto il modo in cui risparmiamo, investiamo e spendiamo: solo riconoscendo i nostri schemi emotivi possiamo smettere di subire il denaro e iniziare a gestirlo consapevolmente. Lo spiega il professore di Finanza all’Università Guglielmo Marconi, esperto di finanza comportamentale e fondatore della società di consulenza e formazione EMC³ Solution, specializzata in finanza comportamentale applicata e neuroeconomia. Co-autore del libro “Capire la finanza personale”, scritto insieme a Roberto Pugliesi, Cervellati ci accompagna in un viaggio tra bias cognitivi, strategie anti-panico e significati nascosti del denaro. Il primo passo? Riconoscere che nessuno è immune dalle emozioni, ma che tutti possiamo imparare a gestirle.
In che modo si possono evitare gli errori tipici dettati dall’ansia o dall’euforia?
Uno degli aspetti più affascinanti relativi alla gestione delle proprie finanze personali è il ruolo che le emozioni giocano nelle nostre decisioni. La finanza comportamentale ci ha mostrato che gli esseri umani non sono investitori razionali, ma profondamente emotivi. Quando i mercati scendono, l’ansia spinge a vendere per paura di perdere ancora di più. Quando i mercati salgono, l’euforia porta a comprare proprio nel momento peggiore, quando i prezzi sono già elevati. Nel libro raccontiamo che questo comportamento è universale: nessuno ne è immune. Per difendersi da queste trappole emotive, la strategia migliore è avere un metodo chiaro, stabilito in anticipo. Significa fissare obiettivi realistici, scegliere strumenti coerenti con il proprio profilo e rispettare la strategia anche quando l’emotività ci suggerisce di fare l’opposto. È una forma di disciplina che funziona come un pilota automatico: ci impedisce di reagire d’istinto. Un altro aspetto importante è l’orizzonte temporale: bisogna imparare a guardare al lungo termine. Le oscillazioni dei mercati fanno parte del gioco, ma non devono guidare le nostre scelte. Chi riesce a mantenere la calma nei momenti difficili costruisce valore. Chi si lascia trascinare dall’ansia o dall’euforia finisce quasi sempre per distruggerlo.

Che cos’è il “bias del presente” di cui parla nel libro?
Il tema delle emozioni è centrale, perché è proprio lì che la finanza personale incontra la psicologia. Moltissimi errori derivano da quello che gli studiosi chiamano bias del presente: tendiamo a privilegiare la gratificazione immediata e a sottovalutare il beneficio futuro. Questo meccanismo ci spinge a spendere subito invece di risparmiare, a inseguire guadagni rapidi invece di costruire con costanza. Nel libro spieghiamo che riconoscere questo bias è il primo passo per contrastarlo. Ma serve anche un approccio pratico: uno dei modi più efficaci è automatizzare le decisioni. Impostare un accantonamento automatico ogni mese, ad esempio, ci protegge dalle oscillazioni emotive. Non dobbiamo ogni volta scegliere se risparmiare o no: lo facciamo in automatico, e così togliamo potere alle emozioni. Allo stesso modo, avere regole semplici e predeterminate sugli investimenti – come diversificare, non concentrare tutto in un solo strumento, non vendere in perdita – è una barriera contro le scelte impulsive. Le emozioni non si eliminano perché fanno parte della nostra natura, ma possiamo costruire un sistema che le tenga sotto controllo, trasformando la disciplina in un’abitudine.
In che modo la psicologia del denaro influisce sul rapporto che abbiamo con risparmio e investimenti?
La psicologia del denaro ha un impatto enorme, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Ognuno di noi porta dentro di sé un bagaglio fatto di esperienze personali, educazione familiare, cultura sociale. Questo bagaglio influenza profondamente il modo in cui viviamo il denaro. C’è chi accumula in modo eccessivo per paura, rinunciando persino a vivere bene il presente. C’è chi, al contrario, spende senza limiti, magari per compensare ansie o frustrazioni. Nel libro sottolineiamo che il denaro non è mai neutrale: è carico di significati emotivi e simbolici. Il problema è che questi schemi, se non riconosciuti, finiscono per condizionarci in modo inconsapevole. La prima cosa da fare, quindi, è prendere consapevolezza: chiedersi cosa rappresenta il denaro per me? Sicurezza, libertà, potere, ansia? È una domanda semplice, ma può aprire scenari sorprendenti.

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Capire la propria psicologia è fondamentale per prendere decisioni migliori, perché ci permette di distinguere tra scelte razionali e scelte dettate dall’emotività. Solo in questo modo il denaro diventa uno strumento di libertà e non una gabbia che ci intrappola. Il rapporto che abbiamo con il denaro è molto più profondo di quanto pensiamo. Non è solo una questione di conti e numeri, ma di credenze radicate.
Per esempio?
Molte persone hanno interiorizzato, spesso fin da bambini, messaggi come «i soldi sono sporchi», oppure «senza soldi non sei nessuno». Queste convinzioni influenzano il nostro modo di risparmiare e di investire anche da adulti. Alcuni diventano ossessionati dal risparmio, altri sviluppano un rapporto ansioso o conflittuale con la spesa. Nel libro scriviamo che l’educazione finanziaria non è mai solo matematica: è fatta di storie, di valori, di cultura. Per questo è così importante riflettere sul proprio vissuto: capire da dove arrivano le nostre abitudini finanziarie ci aiuta a modificarle. Un esempio? Chi ha vissuto l’insicurezza economica in famiglia tende a risparmiare molto, ma con ansia, senza riuscire a godere dei frutti. Chi invece è cresciuto in un contesto di spesa disinvolta rischia di replicare lo stesso modello, anche quando non è sostenibile. La psicologia del denaro ci ricorda che non possiamo cambiare le regole del mercato, ma possiamo cambiare il modo in cui ci rapportiamo ad esse. Ed è lì che si gioca la vera educazione finanziaria.
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