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Daniele Savioli: «I rendimenti asimmetrici combinano profitto e protezione»

di Katia Cedioli
Esploriamo il percorso professionale di un esperto in certificati di investimento e investimenti alternativi, scoprendo il suo approccio alla gestione del rischio.

 

Daniele Savioli ha iniziato il suo percorso nel mondo della finanza nel 2015, specializzandosi in ingegneria finanziaria rivolta all’arranging di prodotti strutturati derivati. Iscritto all’albo dei Consulenti Finanziari Indipendenti, oggi Savioli vive a Ravenna ed è conosciuto per un’approfondita esperienza in certificati di investimento, tema centrale anche dei suoi due libri pubblicati. In questa intervista, sottolinea l’importanza della formazione e della comprensione degli strumenti finanziari per chi gestisce grandi patrimoni.

Come ha iniziato la sua carriera nel settore finanziario e cosa l’ha spinta a specializzarsi in certificati di investimento e alternative investment?

Ho iniziato ad occuparmi professionalmente ed esclusivamente di finanza nel 2015, quando un amico mi ha coinvolto in una nuova iniziativa, proponendomi la carica di Chief Operating Officer in un neocostituito multi-family office, una “boutique” di consulenza finanziaria orientata alla gestione di patrimoni di clientela HNWI (High Net Worth Individual) attraverso investimenti alternativi. Ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze tra le varie asset class (gruppo di strumenti finanziari che presentano caratteristiche e comportamenti simili nel mercato, ndr) riservate alla clientela professionale, ma soprattutto di dedicarmi all’ingegneria finanziaria degli strumenti derivati. Tra questi, ho presto imparato ad apprezzare i certificati di investimento, strumenti strutturati complessi che, se maneggiati da chi li conosce, possono fornire protezioni profonde, garantendo rendimenti molto interessanti. I certificati di investimento mettono a disposizione dell’investitore una miriade di payoff adatti ai più disparati profili di rischio-rendimento. Io li utilizzo prevalentemente con finalità di protezione.

Oltre ai ritorni finanziari, quali altri valori considera importanti quando propone investimenti ai suoi clienti?

Uno su tutti: la formazione. Intesa ovviamente come lo studio e la comprensione degli strumenti finanziari che si vanno ad acquistare. Il patrimonio affidato ai consulenti è spesso frutto di lavoro e sacrifici. Chi, dopo aver sudato una vita, ritiene di potersi disinteressare completamente dei propri investimenti credendo che sia sufficiente affidarsi al consulente suggerito dall’amico senza nemmeno sforzarsi di capire che strategia di investimento sta mettendo in atto, si merita il classico consulente finanziario con mandato che gli acquista dei fondi, o il consulente finanziario indipendente che, per timore di sbagliare, altro non compra se non titoli di stato, obbligazioni o gli ETF più gettonati. Molto spesso anche tra gli addetti ai lavori manca la competenza.

Ci sono stati dei cambiamenti nel modo in cui i suoi clienti o colleghi percepiscono il suo lavoro dopo la pubblicazione dei suoi libri?

Avendo limitate doti commerciali, non sono mai stato io a contattare i prospect: pressoché tutti i miei clienti provengono dal passaparola e dalla reputazione. Indubbiamente la pubblicazione dei due libri ha contribuito molto a rendermi più visibile da chi non mi conosceva. Le pubblicazioni hanno l’unico scopo di contribuire alla formazione di chi vuole approcciare o approfondire la conoscenza di questa asset class, ma hanno innegabilmente dato fastidio a quegli pseudo-guru dei certificati che per lungo tempo si sono approfittati di ignari risparmiatori, facendo sottoscrivere loro (senza neanche averne il diritto, poiché non iscritti ai preposti albi professionali) certificati spazzatura, stracarichi di commissioni i cui esiti sono stati nefasti. A proposito di pubblicazioni, ringrazio Sergio Rijillo, coautore dell’ultimo libro per avermi supportato e sopportato nei 24 mesi che abbiamo impiegato per completare il testo.

In che modo crede che l’aspetto esteriore influenzi la percezione dei suoi clienti e come gestisce la sua immagine professionale?

La finanza comportamentale, che lo psicologo Daniel Kahneman ha affrontato e studiato, ci dimostra che le preferenze di investimento sono influenzate da come ci vengono presentate le situazioni. Sono certo che un ruolo fondamentale nella presentazione del contesto la svolga anche la propria immagine. Personalmente ritengo che l’abbigliamento debba essere adeguato al contesto e comunque sempre formale finché si tratta di un rapporto professionale.

Potrebbe spiegare il termine “derivato” come se lo spiegasse a un bambino?

È l’obiettivo che mi pongo ogni volta che faccio un nuovo cliente, in quanto pretendo che i miei clienti capiscano alla perfezione ogni operazione che facciamo. Sebbene spesso tacciati di essere strumenti pericolosi adatti a speculatori, i derivati sono nati essenzialmente come strumenti di copertura dei rischi finanziari e di alcune tipologie di rischi puri. Semplicemente per derivato si intente uno strumento finanziario il cui valore deriva dal valore di un’attività sottostante che può avere una natura finanziaria (azioni, tassi, indici, ecc.) o reale (oro, caffè, petrolio). Anche i certificati di investimento sono derivati, il cui maggiore punto di forza (di alcune tipologie) risiede, a mio giudizio, nella capacità di generare rendimenti asimmetrici, ovvero: non necessariamente ad un calo del sottostante, corrisponde un calo del certificato.

Katia Cedioli

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