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Bruno Viesi: «Comprendere le persone dietro i numeri è la mia nuova sfida»

di Annarita Cacciamani
foto per intervista
Il consulente di Banca Mediolanum racconta il suo ingresso nel mondo della consulenza finanziaria, esplorando come l’esperienza di una vita e il coraggio di rimettersi in gioco siano la chiave per costruire una relazione con il cliente fondata sull’ascolto sincero.*

Concretezza nelle scelte e un’attenzione profonda al valore umano. Sono questi i tratti distintivi che Bruno Viesi porta quotidianamente nella sua attività di consulente finanziario per Banca Mediolanum a Roma. Dopo una carriera imprenditoriale durata vent’anni, Viesi ha scelto di voltare pagina, intraprendendo un percorso di crescita che dimostra come l’autorevolezza professionale passi inevitabilmente per l’umiltà di saper ricominciare.

In questa intervista ci guida attraverso le tappe di questo cambiamento consapevole: dal rigore dello studio alla scoperta che, anche nel mondo dei numeri, la vera differenza è data dalla capacità di interpretare i bisogni reali di chi gli affida i propri progetti .

Cosa l’ha portata a scegliere la consulenza finanziaria come nuovo capitolo del suo percorso professionale?

Dopo vent’anni di attività sentivo il bisogno di evolvere e mettere la mia esperienza al servizio delle persone in modo diverso. Ho scelto di intraprendere questo percorso all’interno di Banca Mediolanum, perché mi ha convinto il modello centrato sulla pianificazione di lungo periodo. È stata una scelta ponderata, un passaggio coerente con il mio percorso di vita.

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Photo: Freepik

Il suo ingresso nel mondo della consulenza è recente e nasce da un settore molto diverso. Come si è preparato ad affrontare l’esame e questo cambiamento, non solo sul piano professionale?

Ho affrontato il passaggio con grande rispetto per la professione. Sapevo che serviva una preparazione tecnica solida, quindi ho studiato con metodo e costanza. È stato un periodo di molti sacrifici, perché lo studio si affiancava alle normali giornate lavorative, occupando spesso sere e weekend. Ma quando si sceglie consapevolmente una nuova strada, è giusto investirci tempo ed energia: la crescita nasce sempre fuori dalla propria zona di comfort. Rimettersi in gioco ha richiesto umiltà e determinazione, ma questa sfida mi ha confermato di aver fatto la scelta giusta.

Quali competenze o sensibilità maturate durante la sua attività imprenditoriale sente oggi come un valore aggiunto nel rapporto con i clienti?

L’essere stato imprenditore mi ha insegnato a gestire responsabilità e rischio. So cosa significa pianificare e affrontare l’incertezza perché l’ho vissuto in prima persona. In vent’anni di attività ho costruito un rapporto di grande empatia con i miei interlocutori: ho imparato ad ascoltare davvero, a comprendere le persone dietro i numeri. Oggi porto nella consulenza proprio questo: pragmatismo e un riguardo onesto verso la figura umana.

Ogni cambiamento importante comporta anche momenti di incertezza. Qual è stata la sfida più significativa all’inizio di questo percorso e cosa l’ha aiutata a superarla?

Il distacco da una realtà consolidata per abbracciare l’ignoto. Dopo vent’anni trascorsi tra le “solite quattro mura”, sentivo l’urgenza di evolvere. Mi ha guidato una forte determinazione, ma fondamentale è stato il supporto ricevuto all’interno di Banca Mediolanum, in particolare dal mio supervisore, che mi ha accompagnato con esperienza e fiducia. Quando la volontà incontra la guida giusta, il timore del cambiamento si trasforma in opportunità.

Cosa direbbe oggi a un professionista che, come lei, sta pensando di rimettersi in gioco e affrontare un cambiamento?

Direi prima di tutto di ascoltarsi nel profondo. Se il desiderio di evolvere non è un impulso momentaneo, vale la pena esplorarlo con estrema serietà. Rimettersi in gioco può spaventare, soprattutto dopo una carriera consolidata, ma la vera crescita fiorisce sempre fuori dalla propria zona di comfort. Servono preparazione, umiltà e determinazione, ma sopra ogni cosa è necessaria una motivazione reale e sentita.

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Photo: Freepik / Prostooleh

Quanto contano, secondo Lei, personalità e modo di porsi nel creare fiducia con clienti e colleghi?

Il modo di presentarsi è una forma di rispetto. In una professione fondata sulla fiducia, la prima impressione comunica professionalità e cura dei dettagli. È un approccio che rispecchia la cultura di Mediolanum, dove la relazione e la centralità dell’individuo sono fondamentali. L’immagine non sostituisce la competenza, ma la rafforza.

Se dovesse raccontare un concetto della finanza in modo semplice, come se lo spiegasse a un bambino, quale sceglierebbe e perché?

Spiegherei la potenza di un PAC (Piano di Accumulo) così: «Immagina di voler riempire un grande salvadanaio mettendo dentro una monetina ogni settimana. Non importa che sia piccola: quello che conta è farlo con costanza». Un PAC funziona così: si investe con regolarità, senza dover indovinare il momento perfetto. La sua forza sta nella disciplina e nel tempo. Non è la grande cifra iniziale a fare la differenza, ma la continuità.

*Questo contenuto è stato realizzato in collaborazione commerciale

 

Annarita Cacciamani

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