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Antonio Rivetti: «La consulenza finanziaria è, prima di tutto, relazione»

di Mariza Cibelle Dardi
Un consulente finanziario di Legnano (Milano) ha trasformato oltre vent’anni di esperienza nel settore bancario in una missione: rendere la finanza più accessibile e umana.

 

«Entrare in banca nel 1999 per me è stato come entrare in una nuova casa: un luogo dove imparare, crescere e scoprire che la finanza è, prima di tutto, relazione», racconta Antonio Rivetti, che nel 2016 ha scelto di lasciare il mondo bancario tradizionale per intraprendere la libera professione. Oggi, Rivetti è la voce del podcast “Finanza con Emozione” e gestisce un canale YouTube con oltre 1.200 iscritti. In questa intervista, Rivetti ci racconta il suo percorso professionale iniziato in Banca di Legnano e proseguita con BPM, Deutsche Bank e Fineco, e come aiuta le persone a costruire un futuro finanziario sereno, andando oltre i numeri per toccare gli aspetti più personali del rapporto con il denaro.

 

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Quali sono stati i momenti chiave che hanno definito il suo percorso professionale?

Il mio primo vero momento chiave è stato l’assunzione in Banca di Legnano. È stata la banca che mi ha formato, mi ha fatto crescere e mi ha fatto comprendere quanto questo lavoro vada oltre la finanza: significa accompagnare le persone nelle loro decisioni più importanti. La svolta decisiva è stata il passaggio da bancario tradizionale a consulente finanziario. In quel momento ho acquisito una preparazione molto più ampia e mirata, non solo in ambito investimenti e mercati, ma anche in tutto ciò che riguarda protezione patrimoniale, aspetti fiscali e successori. Un salto che mi ha permesso di offrire un servizio più completo, su misura per ogni cliente. Un altro momento chiave è stato avviare il mio podcast e il canale YouTube. Questi strumenti mi permettono di condividere la mia esperienza e la mia visione con un pubblico più ampio, parlando di finanza in modo semplice e vicino alle persone. Credo molto nella presenza digitale: essere attivi sui social significa educare, ispirare e restare vicini anche fuori dal tradizionale incontro in ufficio.

Come descriverebbe il suo approccio alla pianificazione finanziaria e quali strumenti ritiene fondamentali oggi per aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi?

Non si tratta semplicemente di far quadrare i conti, ma di aiutare le persone a realizzare i loro progetti di vita, trasformando la consulenza finanziaria un cliente alla volta. La pianificazione finanziaria è per me un viaggio condiviso con il cliente. Inizio sempre ascoltando la persona: i suoi sogni, le sue emozioni, le sue priorità. Solo così posso costruire un percorso che abbia metodo, strategia e concretezza.

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Photo: Freepik / katemangostar

Spesso, attraverso questo dialogo, emergono non solo bisogni latenti, che il cliente non sapeva nemmeno di avere, ma anche desideri profondi. Ricordo ad esempio una signora a cui avevo chiesto cosa avrebbe voluto realizzare da lì a tre anni per essere davvero felice. Mi rispose che era già fortunata: una bella famiglia, una pensione serena, nessun problema economico. Il suo unico sogno? Vincere al Superenalotto per donare macchinari agli ospedali. Nel nostro incontro successivo le dissi che non avevo i numeri vincenti, ma avevo trovato uno strumento d’investimento legato al settore medicale. Non fu l’investimento in sé a colpirla, ma il fatto che mi fossi ricordato del suo desiderio. Si era sentita davvero ascoltata.

Questo per me è pianificazione: capire la persona prima ancora del capitale, e poi mettere a disposizione tutti gli strumenti necessari – dalla protezione alla crescita – per costruire qualcosa che abbia senso, valore e cuore.

Nel podcast «Finanza con Emozione» affronta spesso il tema della relazione tra emozioni e scelte finanziarie. In che modo questo approccio personale ed emotivo si riflette nella sua attività quotidiana con i clienti?

Spesso nei miei incontri ricordo al cliente che il risultato di un investimento non dipende solo dai mercati, ma da come ci si comporta. E il comportamento è quasi sempre guidato dalle emozioni: paura, euforia, incertezza. Per questo le emozioni sono il vero motore delle scelte finanziarie. Io parto sempre da lì: da ciò che una persona sente, da quello che la muove o la blocca. Quando qualcuno mi dice «ho paura di perdere tutto» oppure «voglio proteggere il futuro dei miei figli», io ascolto quella paura o quel desiderio e li trasformo in azioni concrete, in un piano. La mia consulenza non si ferma ai numeri: li usa, certo, ma come strumenti per aiutare le persone a sentirsi più consapevoli e sicure. La finanza, per me, è prima di tutto vita. E la vita ha bisogno di essere compresa, non solo calcolata.

Conoscere il contesto locale è una delle sue caratteristiche distintive. Quanto conta questa conoscenza nel comprendere le esigenze dei clienti e nel costruire rapporti basati sulla fiducia?

Iniziare il mio percorso in una banca come Banca di Legnano, radicata profondamente sul territorio, mi ha insegnato che conoscere davvero le persone significa conoscere il loro contesto, le loro abitudini, i loro valori. Questa conoscenza crea un legame più forte, fatto di empatia e fiducia reale. Oggi, grazie alla tecnologia, il mio lavoro si è ampliato: seguo clienti in tutta Italia e anche all’estero, affrontando esigenze sempre più complesse. Ma la base non cambia: ascoltare, capire, creare un rapporto autentico. Il territorio è un punto di partenza, ma la vera relazione non ha confini. Il consulente di oggi è presente ovunque ci sia una persona da accompagnare.

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Photo: Freepik / gpointstudio

L’importanza della diversificazione è spesso al centro delle sue strategie. Come aiuta i clienti a bilanciare rischio e rendimento nei loro investimenti, soprattutto in periodi di incertezza economica?

Mi piace usare un’immagine semplice: una casa solida. Non può reggersi su una sola colonna. Se quella cede, la casa rischia di cadere. Ma se è costruita su più pilastri, anche in caso di difficoltà, resta in piedi. Diversificare è esattamente questo: distribuire il capitale su strumenti diversi, in mercati diversi, in tempi diversi. Serve a ridurre il rischio, a creare equilibrio, a evitare che un singolo evento comprometta tutto. Nei momenti di incertezza, le persone cercano sicurezza. E io cerco di offrire buon senso, spiegazioni chiare e soluzioni coerenti con i loro obiettivi e la loro tranquillità. Non si investe per scommettere. Si investe per costruire.

Quali consigli darebbe a chi è in cerca di un consulente finanziario per la gestione del proprio portafoglio?

Non cercate un consulente solo per ottenere un rendimento più alto. Cercatelo per come vi fa sentire. Sceglietelo per la sua capacità di ascoltarvi, di farvi capire, di essere presente nel tempo. Un bravo consulente non si limita a proporre prodotti. Entra nel percorso con voi, vi accompagna, vi aiuta a prendere decisioni in cui vi riconoscete. Guardate la sua preparazione, certo, ma anche la sua umanità, la sua disponibilità, la sua voglia di esserci oggi, domani e sempre. Perché la consulenza non è una prestazione. È una relazione che protegge ciò che conta davvero per voi: la vostra famiglia, i vostri progetti, i vostri sogni.

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Photo: Pexels / Gustavo Fring

Può spiegare un termine finanziario come se dovesse spiegarlo a un bambino?

Ti spiego cosa significa diversificare. Immagina di avere tante uova. Se le metti tutte in un solo cestino e quel cestino cade… si rompono tutte. Ma se le uova le metti in tanti cestini diversi, anche se uno cade, le altre restano al sicuro. Ecco, diversificare è questo: non mettere tutti i tuoi soldi nello stesso investimento, ma dividerli in più strumenti. Così sei più tranquillo, perché anche se qualcosa va storto, non perdi tutto. È una regola semplice, ma molto potente. E vale per tutti: per chi inizia e per chi ha già esperienza. Sempre meglio tanti cestini, mai solo uno.

 

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