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Alessandro Trainotti : «Prima di parlare di investimenti, cerco di capire la persona»

di Annarita Cacciamani
Secondo il professionista di Banca Mediolanum, la consulenza finanziaria permette di mettere davvero al centro le persone, con soluzioni personalizzate e una relazione diretta e continuativa.*

Alessandro Trainotti è un consulente finanziario esperto, con una solida carriera prima nella banca tradizionale, dove si è occupato anche di gestione del rischio, poi nella consulenza. Di recente ha scelto di portare la propria esperienza e la propria professionalità negli uffici romani di Banca Mediolanum.

Da diversi anni lei lavora nel settore bancario, prima nella banca tradizionale poi nella consulenza finanziaria. Perché ha scelto questa professione? Cosa la appassiona?

Ho scelto questo settore perché unisce due dimensioni che per me sono fondamentali: l’analisi razionale e il rapporto umano. La finanza non è solo numeri, ma decisioni che incidono sulla vita delle persone, sui loro progetti, sulla serenità delle famiglie. Quello che mi appassiona di più è proprio questo: aiutare i clienti a prendere decisioni consapevoli, trasformando la complessità finanziaria in scelte chiare e sostenibili nel tempo.

Perché a un certo punto ha deciso di passare dalla banca tradizionale alla consulenza finanziaria?

Dopo molti anni nella banca tradizionale sentivo l’esigenza di un modello più vicino al cliente, meno standardizzato.
La consulenza finanziaria mi ha permesso di mettere davvero al centro le persone, con soluzioni personalizzate e una relazione più diretta e continuativa. È un passaggio naturale per chi crede che il valore non sia nel prodotto, ma nella qualità del consiglio.

Da poco ha iniziato un nuovo percorso professionale. Perché ha deciso di entrare in Banca Mediolanum?

Ho scelto Banca Mediolanum perché rappresenta un modello di banca evoluto, orientato alla consulenza e alla relazione di lungo periodo. Mi ha convinto la cultura aziendale, fortemente incentrata sul cliente, sulla trasparenza e sulla formazione continua. È una realtà che permette al consulente di lavorare in modo indipendente ma supportato da una struttura solida, innovativa e riconosciuta.

Per tanti anni si è occupato di gestione del rischio. In che modo le competenze acquisite la aiutano nel suo lavoro di consulente?

La gestione del rischio è una competenza centrale nella consulenza finanziaria.  Analizzare scenari, valutare probabilità, prevenire criticità e costruire strategie equilibrate sono attività che ho svolto in passato per la banca e che oggi svolgo quotidianamente per i miei clienti. Questo mi consente di aiutarli a proteggere il patrimonio, evitare scelte impulsive e affrontare i mercati con maggiore consapevolezza e serenità.

Qual è il suo approccio al cliente e come entra in sintonia con loro?

Il mio approccio parte sempre dall’ascolto. Prima di parlare di investimenti, cerco di capire la persona: obiettivi, aspettative, timori e priorità. La sintonia nasce dalla fiducia, che si costruisce nel tempo con coerenza, chiarezza e disponibilità. Credo molto in un rapporto trasparente, in cui il cliente si senta seguito e compreso, non giudicato o spinto verso soluzioni preconfezionate.

Nella sua precedente esperienza, aveva un importante pacchetto clienti private. Lo hanno seguito nel suo nuovo percorso? Secondo lei, perché l’hanno scelta?

Molti clienti hanno scelto di continuare il percorso con me, e questo per me è il riconoscimento più importante.
Credo mi abbiano scelto per la continuità, la serietà e la fiducia costruita negli anni. Quando il rapporto è basato sulla consulenza e non sul prodotto, il legame professionale diventa solido e duraturo.

Quanto contano l’immagine e lo stile personale nel suo lavoro? Ha un dress code che segue per comunicare professionalità?

L’immagine conta, ma deve essere coerente con la persona. Nel mio lavoro è importante comunicare affidabilità e rispetto, anche attraverso lo stile. Prediligo un abbigliamento sobrio ed elegante, adatto al contesto e al cliente, perché la professionalità passa anche dai dettagli, ma senza mai risultare distante o artificiosa.

Può spiegare un termine del mondo della finanza in modo semplice come se dovesse spiegarlo a un bambino o una bambina?

Il rischio è come andare in bicicletta: se vai troppo veloce puoi cadere, ma se non parti mai non arriverai da nessuna parte e perderai molte opportunità. Il segreto non è evitare la bicicletta, ma imparare a usarla bene, con un aiuto, il casco e scegliendo la strada giusta. In finanza è lo stesso: non si elimina il rischio ma lo si gestisce.

*Questo contenuto è stato realizzato in collaborazione commerciale

 

Annarita Cacciamani

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